|
La chirurgia della mano
Parliamo di chirurgia della
mano, e in particolare della sindrome del tunnel carpale e
della frattura dello scafoide, due patologie molto diffuse
e che oggi possono essere risolte con le nuove tecniche di
micro-chirurgia. Abbiamo sentito a questo proposito il dott.
Fabio Curini Galletti, specialista in Ortopedia del Centro
Medico Chirurgico Etruria di Grosseto.
La
frattura dello scafoide carpale è un evento che si
verifica con frequenza in cadute sul polso in soggetti in
età attiva. Per problematiche connesse con il particolare
afflusso del sangue la guarigione dello scafoide rappresenta
spesso un problema ancora oggi.
Tradizionalmente in fratture composte si ricorre ad una lunga
immobilizzazione in gesso (90-120 giorni); per fratture scomposte
o con problematiche ligamentose associate si ricorre a trattamento
chirurgico.
Ma il lungo periodo di immobilizzazione
con il gesso ed i nuovi mezzi di sintesi disponibili stanno
modificando l'approccio tradizionale; specialmente una vite
americana conica a passo variabile che può essere usata
per via transcutanea a cielo chiuso sotto amplificatore di
brillanza e che garantisce in molti casi una stabilizzazione
tale da rendere inutile l'apparecchio gessato post operatorio
(è solo necessario riposo da attività impegnative
per la mano con uso saltuario di uno splint statico), ha
fatto sì che molti pazienti preferiscano ricorrere
a tale sistema di stabilizzazione in alternativa all'apparecchio
gessato anche in caso di fratture composte.
L'intervento è condotto in regime di Day-Hospital in
anestesia periferica di plesso ascellare.Appare ovvio
ha detto il dott. Fabio Curini Galletti che
tale vite possa migliorare la prognosi anche delle fratture
scomposte per cui sarà necessario comunque ricorrere
ad accesso chirurgico tradizionale;anche in questi casi sicuramente
minore sarà la necessità di protezione postoperatoria
(l'intervento sarà condotto come sopra detto). Infine
le fratture di vecchia data (pseudoartrosi) che hanno sempre
rappresentato per il chirurgo una sfida di estrema difficoltà
e che necessitano di innesto osseo tradizionale o vascolarizzato
possono trovare con una sintesi stabile una maggiore possibilità
di guarigione. In tali casi l'intervento può necessitare
di anestesia generale o periferica in relazione alla sede
di prelievo dell'innesto osseo."
La
sindrome del tunnel carpale è patologia di grande impatto
in tutte le età della vita delle donne; se ne registra
oggi comunque una maggiore diffusione anche nel sesso maschile,
anche se con caratteristiche diverse; spesso il tunnel nell'uomo
è di natura funzionale e connesso con l'attività
lavorativa. Nella sindrome del tunnel standard la paziente
(o il paziente) riferisce parestesie (formicolio) notturno
che si manifesta dopo alcune ore di sonno; le parestesie sono
riferite in genere al pollice indice medio, in parte all'anulare
e spariscono con movimenti energici della mano stessa.
"Con il progredire della patologia
compressiva del nervo mediano - ha spiegato ancora il medico
- le parestesie sono sempre più presenti e si manifestano
anche nelle ore diurne, specie in attività come la
guida dell'auto, moto o bicicletta, il tenere il telefono
in mano durante la conversazione: a questo punto siamo di
fronte ad un tunnel di secondo grado. L'esame da eseguire
già nella fase iniziale è l'esame elettrodiagnostico
con le velocità di conduzione sensitiva e motoria del
nervo mediano la sua latenza la sua ampiezza; se tale esame
registra un danno del nervo l'indicazione è chirurgica."
"Data
la estrema frequenza di tale atto chirurgico possiamo standardizzare
il trattamento più affidabile e di minore impatto per
la paziente: anestesia tronculare al polso, regime di Day
Hospital, minimi esami necessari pre-operatori, tecnica chirurgica
in mini open con approccio microchirurgico per la decompressione
del nervo mediano.
La durata effettiva dell'intervento aggiunge il dott.
Curini Galletti si aggira nei casi standard intorno
a quindici minuti; verrà applicato soltanto un bendaggio
molle postintervento con dita libere; il paziente potrà
e dovrà usare la mano nell'immediato post operatorio
per attività leggere. Dopo circa dodici giorni avverrà
la desutura: il paziente conclude potrà
progressivamente incrementare l'attività manuale fino
a riprendere un lavoro anche pesante a circa un mese dall'intervento".
Per informazioni
contattare il dott. Fabio Curini Galletti
e-mail: curinigalletti@tiscalinet.it
www.salusgrosseto.com/cmcetruria
|