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Endometriosi,
una malattia sociale ancora troppo poco conosciuta
Che cos'è, come si manifesta
e quali sono le terapie
L'endometriosi
è una malattia misteriosa che colpisce le donne in
età riproduttiva. Il nome deriva dalla parola "endometrio",
cioè il tessuto che riveste la superficie interna dell'utero
e che cresce e successivamente si sfalda ogni mese durante
il ciclo mestruale. Nell'endometriosi, tessuto simile all'endometrio
si localizza al di fuori dell'utero, in altre aree del corpo.
In tali sedi il tessuto endometriale si sviluppa in "noduli",
"tumori", "lesioni", "impianti",
o "escrescenze". Tali formazioni possono essere
causa di dolore, sterilità e altri problemi.
Tali formazioni si localizzano più frequentemente nell'addome
interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell'utero,
l'area tra la vagina e il retto, la superficie esterna dell'utero
e il tessuto di rivestimento della cavità peritoneale.
Talvolta queste lesioni si trovano anche nelle cicatrici addominali
post-chirurgiche, sull'intestino o nel retto, sulla vescica,
vagina, cervice e sulla vulva (genitali esterni). Lesioni
endometriosiche sono state trovate anche all'esterno dell'addome,
nel polmone, sul braccio, nella coscia e in altre zone, ma
si tratta di casi rari.
Le formazioni endometriosiche non sono in genere maligne o
cancerose: si tratta di un tessuto normale situato in una
sede anomala. Tuttavia, in questi ultimi decenni c'è
stato un aumento nella frequenza con cui lesioni maligne si
sono sviluppate o sono state osservate in concomitanza con
endometriosi. Come il rivestimento dell'utero, le lesioni
endometriosiche sono di solito sensibili agli ormoni del ciclo
mestruale. Ogni mese si sviluppano, si sfaldano e sono causa
di sanguinamento.
Però, diversamente dalla superficie interna dell'utero,
il tessuto endometriale al di fuori di esso non ha modo di
fuoriuscire all'esterno del corpo. Il risultato è un
sanguinamento interno, con degenerazione del sangue e del
tessuto sfaldato dalle lesioni, infiammazione delle aree circostanti,
e formazione di tessuto cicatriziale. Altre complicazioni,
dipendenti dalla localizzazione delle lesioni, possono essere
la rottura di tali lesioni (che può essere causa di
diffusione ad altre aree), la formazione di aderenze, il sanguinamento
o l'ostruzione intestinale (se le lesioni si localizzano nell'intestino
o nelle sue vicinanze), disturbi vescicali (se le lesioni
sono a livello vescicale), e altri problemi. I sintomi sembrano
intensificarsi nel tempo, sebbene in alcuni casi si abbiano
cicli di remissione e di ricorrenza.
I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di
endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (in
genere più intensi dei soliti crampi mestruali), dolori
durante o dopo i rapporti sessuali, sterilità e sanguinamento
intenso o irregolare. Altri sintomi che si presentano possono
essere: stanchezza, dolori che si irradiano verso la zona
rettale, dolore all'ovulazione, dolore alla regione lombare,
diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali. Alcune
donne con endometriosi non hanno nessun tipo di disturbo.
La sterilità colpisce il 30-40% circa delle donne con
endometriosi ed è un esito comune con il progredire
della malattia.
L'intensità del dolore non è in rapporto all'estensione
o alle dimensioni delle lesioni. Piccole formazioni (dette
petecchiali) si sono rivelate più attive nella produzione
di prostaglandine. Le prostaglandine sono sostanze sintetizzate
in tutto il corpo, implicate in numerose funzioni, e ritenute
responsabili della maggior parte dei sintomi dell'endometriosi
e questo potrebbe spiegare la sintomatologia significativa
che spesso accompagna la presenza di impianti piccoli.
La
diagnosi di endometriosi, in genere, non è considerata
certa fino a quando non viene provata con la laparoscopia.
La laparoscopia è un intervento chirurgico minore,
eseguito in anestesia generale, in cui l'addome della paziente
viene disteso con anidride carbonica, per facilitare la visione
degli organi interni, e un laparoscopio (un tubo con all'interno
un fascio di luce trasportato da fibre ottiche) viene inserito
nell'addome tramite una piccola incisione. Muovendo il laparoscopio
nell'addome il chirurgo, se attento e rigoroso, può
controllare la condizione degli organi addominali e osservare
le lesioni endometriosiche.
Un medico spesso può rilevare le lesioni endometriosiche
alla palpazione (visita ginecologica) e, di solito, la sintomatologia
è indicativa per endometriosi, ma i testi medici insegnano
che non è buona prassi trattare questa malattia senza
confermare la diagnosi. Talvolta il cancro dell'ovaio si presenta
con gli stessi disturbi dell'endometriosi e la terapia ormonale
(in particolare la componente estrogenica), che è spesso
indicata nel trattamento dell'endometriosi, può determinare
un accrescimento della neoplasia. Inoltre la laparoscopia
dà informazioni su localizzazione, estensione e dimensioni
delle lesioni e può quindi aiutare il medico e la paziente
a prendere delle migliori decisioni a lungo termine per quanto
riguarda la terapia ed eventuali gravidanze.
La terapia dell'endometriosi è cambiata nel corso degli
anni, ma una cura risolutiva non è stata ancora trovata.
L'isterectomia con annesiectomia bilaterale veniva considerata
una cura "definitiva", ma le ricerche della International
Endometriosis Association hanno dimostrato un elevato tasso
di continuazione e/o di recidiva anche dopo l'operazione,
tanto che ogni donna dovrebbe conoscere in anticipo questa
possibile realtà, per poter decidere in modo consapevole.
Il dolore dell'endometriosi di solito è trattato con
antidolorifici. Lo scopo della terapia ormonale invece è
di bloccare l'ovulazione il più a lungo possibile e
questo può portare a una remissione dell'endometriosi
durante la terapia e talvolta anche per mesi o anni dopo.
La terapia ormonale può consistere nella somministrazione
di estrogeni e progesterone, del solo progesterone, di un
derivato del testosterone (danazolo), o di una nuova classe
di farmaci, gli analoghi del GnRH (gonadotropin releasing
hormone). Per alcune donne si hanno effetti collaterali con
ognuna delle terapie ormonali proposte. I possibili effetti
negativi dovrebbero essere illustrati alle pazienti, prima
di decidere o meno se sottoporsi a questa o quella terapia.
Poichè la gravidanza di frequente causa una remissione
temporanea della sintomatologia e poichè si pensa che
l'insorgenza di sterilità diventi più probabile
con il perdurare della malattia, spesso si consiglia alle
donne con endometriosi di "avere una gravidanza"
il più presto possibile. Tuttavia questa modalità
"terapeutica" presenta numerosi problemi. Potrebbe
darsi che la donna non abbia ancora deciso se avere figli
o meno, sicuramente una delle decisioni più importanti
della vita. Può non disporre degli elementi fondamentali
(partner, mezzi finanziari, ecc.) necessari per portare avanti
una gravidanza e per crescere i figli. Potrebbe darsi che
la donna sia già sterile.
Altri fattori possono rendere ancora più difficile
la decisione e l'esperienza della gravidanza. Alcune ricerche
hanno dimostrato inoltre che esiste una certa tendenza familiare
a questa malattia e di conseguenza il rischio di insorgenza
di endometriosi e problemi sanitari correlati nella prole
di queste donne è maggiore.
Viene anche utilizzata la chirurgia conservativa, con l'uso
del laparoscopio, che comporta l'escissione o la distruzione
delle lesioni e che può, in alcuni casi, alleviare
i sintomi e permettere una gravidanza. Ciò nonostante,
come per le altre modalità terapeutiche, le ricorrenze
sono frequenti. La chirurgia laparoscopica (detta laparoscopia
operativa) si sta rapidamente sostituendo alla laparotomia,
intervento che comporta un'incisione di circa 10 cm e tempi
di convalescenza molto più lunghi. Nella laparoscopia
operativa la chirurgia viene praticata attraverso il laparoscopio,
con l'uso del laser, dell'elettrocoagulatore o con piccoli
strumenti chirurgici. La chirurgia radicale, ossia l'isterectomia,
e l'eliminazione delle lesioni endometriosiche e delle ovaie
(per prevenire ulteriori stimolazioni ormonali) diviene necessaria
in caso di endometriosi complicata e di lunga durata.
Anche la menopausa, in genere, blocca l'attività dell'endometriosi
lieve o moderata. Tuttavia, anche dopo la chirurgia radicale
o in menopausa, un'endometriosi severa può essere riattivata
dalla terapia estrogenica sostitutiva o da una produzione
continua di ormoni dopo la menopausa. Alcuni autori suggeriscono
che non venga data terapia ormonale sostitutiva per un breve
periodo (3-9 mesi) dopo l'isterectomia con annessiectomia
per endometriosi.
Per saperne di più:
AIE, Associazione Italiana Endometriosi Onlus
www.endoassoc.it
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