Pillole
e marketing Farmaci e malattie inventate
per vendere un prodotto. Medicinali di moda, però inefficaci. Terapie inutilmente
costose. Le aziende produttrici sono sotto accusa: ma è colpa loro?
E'
noto come disease mongering "mercato della malattia".
L'ipotesi, per molti una certezza, è questa: ''industria
farmaceutica amplierebbe i confini del patologico, per creare
ad arte nuovi bisogni ed espandere il giro di affari. Dal
pulpito del British Medical Journal, il giornalista medico
australiano Ray Moynihan parla della disfunzione sessuale
femminile, nome contenitore che raggrupperebbe deficit di
desiderio, eccitazione e orgasmo e dolore associato al rapporto
sessuale. Questa disfunzione è l'ultima condizione
a essere stata quantificata (con numeri pare estrapolati ad
arte da ricerche discutibili), promossa a patologia, e infine
imposta al grande pubblico. Come? Esperti di parte, incontri
sponsorizzati e tam tam mediatico. La motivazione? Preparare
il terreno per il lancio, previsto prossimamente, del Viagra
femminile. Se la pratica del disease mongering esiste davvero
quali sono gli effetti e quali le soluzioni? E la responsabilità
è solo delle case farmaceutiche o anche della società?
"Per quanto riguarda, per esempio, la disfunzione sessuale
femminile è difficile stabilire a priori se sia una
condizione patologica dice Romano Forleo, ginecologo
e docente di Sessuologia all'Università La Sapienza
di Roma a differenza del disturbo erettile maschile,
il discorso è sfumato, e la ragione è la diversità
anatomica tra i due sessi".
Attenzione quindi all'uso che si fa dell'etichetta di malattia
e soprattutto quando il rimedio che si propone è una pillola, il rischio
è una medicalizzazione inutile. "Le cause della disfunzione
puntualizza Forleo possono essere fisiologiche e quindi affrontabili con
farmaci che agiscono sulla fase vasodilatatoria come gli analoghi del sildenafil
(principio attivo del Viagra), o sul tono serotoninergico come alcuni psicofarmaci
allo studio. Ma ci può essere anche un problema di relazione con il partner
da affrontare con il supporto psicoterapico. Una pillola comunque non è
quasi mai la panacea, può dare sicurezza conclude il prof Romano
Forleo ma anche innescare un circolo vizioso per cui non si riesce più
ad affrontare il rapporto senza". Sempre per quanto riguarda il rapporto
tra malattie e consumo di medicine inefficaci ci sono alcuni casi celebri nell'ultimo
decennio. "Negli ultimi anni novanta ci fu il boom della calcitonina spry
ci racconta Luigi Bozzini del dipartimento farmaceutico della Ulss 20 di
Verona per il trattamento della osteoporosi. Dopo qualche tempo però
si concluse che la sua efficacia era praticamente nulla.
Le mode farmaceutiche
come queste ci sono costate troppo; nel 1994 dopo lo scandalo De Lorenzo, il prontuario
dei farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale è stato ripulito
da medicinali dall'efficacia discutibile, per un valore di quattro mila miliardi
di vecchie lire". Ma non è finita. Più di recente i casi eclatanti
si sono concentrati nell'area psichiatrica dove manca una precisa classificazione
delle malattie ed è facile trasformare il generico malessere in patologia.
Un esempio celebre in questo senso viene dagli Stati Uniti dove due anni fa il
Washington Post accusava la casa farmaceutica GlaxoSmithKline di avere "
montato", o perlomeno esagerato un disturbo psichiatrico, noto come fobia
sociale per favorire le vendite dell'antidepressivo Paxil (a base di paroxetina,
parente della flouxetina principio attivo del Prozac).
"In discussione
anche la terapia ormonale sostitutiva: è accertato che non previene il
rischio cardiovascolare e può favorire, in certi casi, il cancro al seno",
prosegue Bozzini. "In definitiva sarebbe indicata solo per brevi periodi,
e quando i tipici sintomi menopausali sono del tutto intollerabili". Note
di demerito anche ai cerotti a base di fentanil (un composto simile alla morfina).
"Rispetto alla morfina orale spiega Luigi Bozzini che rimane
il farmaco di scelta per la terapia del dolore cronico, costano di più
e offrono vantaggi limitati, salvo indicazioni particolari. Per questo circa 4
anni fa la Cuf (Commissione Unica del Farmaco) ne aveva ritardato la rimborsabilità".
Malgrado questo però questi prodotti sono in cima alla classica di gradimento
perché? "Per la pubblicità e perché il paziente esce
dai centri del dolore già munito di cerotto e con al ricetta per le medicazioni
successive". Insomma condizionamenti del marketing. Osserva Vincenzo Cuomo,
presidente della Società Italiana di farmacologia." La cronaca recente
dimostra che non sempre le aziende farmaceutiche agiscono nel lecito. Ma criminalizzare
l'intero settore è ingiusto e penalizza il mondo della ricerca e lo stesso
cittadino. Senza contare che la colpa del disease mongering è anche un
po' nostra.
L'industria farmaceutica dice Forleo- agisce per l'appunto
da industria e la pubblicità, si sa inculca desideri. E' fondamentale
conclude stabilire il confine tra patologia e disagio e promuovere
una regolamentazione stringente che punisca gli illeciti e garantisca la correttezza
delle procedure di registrazione e controllo dei nuovi presidi".
In
questa direzione sembra muoversi anche il Ministero della Salute con alcune iniziative
come il Bollettino dell'Informazione sui farmaci spedito a 360 mila tra medici
e farmacisti, e la diffusione del British National Formulary e dell'edizione
italiana del manuale Clinic Evidence.
Per
distinguere vero dal falso Informazione
indipendente, è questa l'arma per difendersi dai farma bisogni
indotti. Ecco con la collaborazione di Luigi Bozzini della Ulss 20 di Verona,
alcuni siti dove trovare informazioni al riguardo.
Per
i medici: - "Dialogo sui farmaci", bimestrale edito dall'Azienda
Ulss 20 e dall'Azienda ospedaliera di Verona, www.dialogosuifarmaci.org -
"Informazione sui farmaci", bimestrale edito dal Servizio informazione
e documentazione scientifica delle farmacie comunali Riunite di Reggio Emilia,
www.fcr.re.it/sids.html -
"Ricerca e pratica" redatto grazie ad una collaborazione tra il Centro
Studi e Ricerche in Medicina Generale e L'Istituto di ricerche farmacologiche
Mario Negri di Milano, www.csermeg.it/rep/cs-r&p.htm
I
cittadini possono invece consultare i seguenti
siti: - AltroConsumo www.assr.it -
Coordinamento tutela diritti utenti e consumatori www.codacons.it -
Società Italiana farmacologia www.farmacovigilanza.org -
Federazione Unitaria dei titolari di farmacia italiani www.federfarma.it -
Food ad Drug Administration www.fda.gov -
Istituto Superiore di sanità www.iss.it
[fonte:
"La Repubblica delle Donne" del 12 aprile 2003]
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