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Nuove frontiere della medicina:
le terapie rigenerative e l'immunoterapia dei tumori
Medici&Salute pubblica un
articolo del prof. Sergio Romagnani del Dipartimento Medicina
Interna dell'Università di Firenze
Il
notevole innalzamento dell'età media verificatosi negli
ultimi decenni particolarmente nei paesi ad alto tenore di
vita, solleva problematiche nuove e propone nuove sfide per
la ricerca in campo biomedico. Infatti l'aumento della vita
media configura la necessità di un allungamento del
periodo di attività lavorativa e quindi un miglioramento
nelle condizioni di efficienza fisica e mentale anche nei
soggetti anziani.
D'altro canto, l'aumento dell'età media della vita
comporta necessariamente l'aumento di neoplasie, la cui prevalenza
nella popolazione ha certamente un rischio strettamente correlato
con l'aumento del numero delle persone che raggiungono età
avanzate e che in molti casi non possono essere curate con
le terapie attualmente a nostra disposizione. Si va pertanto
configurando la necessità di sviluppare terapie capaci
di sostituire o rigenerare organi danneggiati dall'invecchiamento,
ma anche da processi patologici o traumi. Al tempo stesso
appare importante la possibilità di disporre di nuove
forme di terapia dei tumori, basate su metodologie nuove rispetto
a quelle attualmente utilizzabili.
Lo sviluppo di modalità terapeutiche capaci di sostituire
le cellule di organi danneggiati irreversibilmente costituisce
attualmente un nuovo settore della medicina che è stato
definito "Medicina Rigenerativa". Le possibili nuove
modalità terapeutiche nei confronti delle neoplasie
sono basate sull'induzione o il potenziamento della risposta
immunitaria nei confronti delle medesime e vengono designate
con il termine di "Immunoterapia dei tumori".
La base biologica di entrambe queste nuove frontiere della
medicina è rappresentato dallo straordinario potenziale
di un particolare tipo di cellule, le cellule staminali, progenitori
immaturi dotati del potenziale di differenziarsi nei diversi
tipi cellulari. Un classico esempio di cellula staminale è
rappresentato dalle cellule staminali embrionali. Queste cellule
sono totipotenti, cioè dotate della capacità
di dare vita anche ad un individuo completo. Una tale possibilità
è stata realizzata in alcune specie animali ed è
nota come "clonazione riproduttiva". La sua applicazione
nell'uomo appare eticamente insostenibile.
Le
cellule embrionali, a causa della loro totipotenza differenziativa,
possono tuttavia anche essere utilizzate per la rigenerazione
di un singolo organo o tessuto. La ricerca sulle cellule staminali
embrionali per questo tipo di clonazione, definita "clonazione
terapeutica", viene accettata sul piano etico da numerosi
paesi, mentre è stata anch'essa considerata eticamente
inaccettabile in altri, incluso il nostro, nonostante tali
cellule provengano da embrioni destinati alla distruzione,
in quanto preparati in vitro in numero superiore alle necessità
per fini di fecondazione artificiale.
Cellule staminali, ancorché dotate di una capacità
differenziativi ridotta rispetto alle cellule staminali embrionali,
e pertanto definite multipotenti anziché totipotenti,
esistono tuttavia anche nell'adulto a livello del midollo
osseo, del sangue periferico e di alcuni tessuti. Nonostante
tale limitazione, anche le cellule staminali prelevate da
soggetti adulti, e quindi utilizzabili senza limitazioni di
carattere etico, sembrano tuttavia in grado di differenziarsi
in cellule dotate di particolare attività funzionale
e quindi essere utilizzate al fine di rigenerare un tessuto
o un organo danneggiato o distrutto.
Infatti, almeno nei modelli sperimentali animali, tali cellule
una volta prelevate dal midollo osseo, espanse numericamente
ed indotte a differenziarsi appropriatamente in vitro, possono
essere reinfuse nello stesso soggetto e ricostituire il patrimonio
cellulare danneggiato o distrutto. Le applicazioni potenziali
di questo tipo di terapie sono molteplici: la rigenerazione
del tessuto nervoso danneggiato da malattie degenerative quali
la malattia di Alzheimer o il morbo di Parkinson, del tessuto
miocardico distrutto da un infarto, del tessuto osseo o cartilagineo
irreversibilmente danneggiati da traumi o da interventi demolitivi
a causa di neoplasie, del tessuto epatico in soggetti affetti
da cirrosi e molte altre ancora.
Le cellule staminali midollari, o i monociti circolanti da
esse derivati, possono essere utilizzati anche ai fini della
immunoterapia delle neoplasie. Le neoplasie sono infatti potenzialmente
in grado di stimolare risposte protettive da parte del sistema
immunitario, ma queste risposte in genere non sono in grado
di bloccare o rimuovere la neoplasia. Le cellule staminali
ed i monociti circolanti da esse derivati possono essere indotti
in vitro a differenziarsi in un particolare tipo di cellule,
designate "cellule dendritiche" che svolgono il
ruolo fondamentale di presentazione degli antigeni alle cellule
del sistema immune devolute alla protezione, cioè i
linfociti T.
Sulla
base di questi rilievi, si prospettano pertanto nuove modalità
di immunoterapia specifica consistenti nel prelievo di cellule
staminali o monociti dal soggetto neoplastico, la loro maturazione
in cellule dendritiche, l'incubazione di quest'ultime con
antigeni appropriati ottenuti dalla neoplasia, la loro espansione
numerica, ed infine la reinfusione delle medesime cellule
nello stesso paziente in modo da indurre un potenziamento
delle capacità aggressive dei linfociti T nei confronti
della neoplasia e quindi la distruzione di quest'ultima.
Nel giugno 2003 è stato inaugurato il nuovo Laboratorio
allestito con fondi di un progetto di ricerca finanziato dalla
Regione Toscana dal titolo "Sviluppo e ottimizzazione
delle tecnologie per la messa a punto di terapie con cellule
staminali prelevate da soggetto adulto". Questa struttura
è una delle più avanzate in Europa perché
possiede laboratori BCBL3 che consentono la manipolazione
di cellule da reinfondere al paziente in condizioni di assoluta
sicurezza per il medesimo, nonché attrezzature sofisticate
e moderne, tra cui un citofluorimetro multiparametrico dotato
di 4 laser, un "cell sorter" multiparametrico, un
microscopio confocale, un microdessettore a laser ed una apperacchiatura
per PCR quantitatativa secondo Taqman. Le ricerchie sono iniziate
da alcuni mesi e sono già disponibili alcuni interessanti
risultati preliminari.
Prof. Sergio Romagnani
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Firenze
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