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Cancro al seno, come difendersi
La
guerra contro il tumore al seno è diventata una corsa
contro il tempo. I dati degli ultimi sette anni mostrano che
oggi nei Paesi occidentali la malattia uccide di meno, ma
colpisce sempre di più. Segno che ricerca e cura sono
sulla strada giusta, ma non bisogna abbassare la guardia.
Le novità sul fronte della diagnosi e su quello delle
terapie.
"In Italia i decessi dovuti al cancro della mammella
sono diminuiti addirittura dell'11,2%: un risultato forse
mai raggiunto in un periodo così breve per una malattia
così grave – osserva Roberto Labianca, oncologo
preso gli Ospedali Riuniti di Bergamo e Presidente dell'Associazione
Italiana per l'Oncologia Molecolare (AIOM) – e la mortalità
è scesa anche tra le donne giovani tra le quali la
diagnosi precoce è spesso più difficile che
per le donne che hanno superato la menopausa."
Il merito di questo successo va soprattutto all'informazione
delle donne e alla diffusione degli screening mediante mammografia.
Se il tumore è diagnosticato precocemente, quando ha
un diametro inferiore al centimetro, c'è il 95% di
possibilità di guarire. Se il diametro è più
grande, ma non c'è traccia di cellule cancerose nei
linfonodi ascellari, le ghiandole sentinella dell'avanzamento
della malattia, le chance di salvarsi sono ancora dell'85%.
"Una diagnosi tardiva è il peggior nemico delle
donne – avverte La bianca – se il diametro della
massa tumorale supera i cinque centimetri e ha intaccato i
linfonodi il tasso di sopravvivenza scende al 40%. Al 25%
se sono stati raggiunti più di tre linfonodi".
I successi della prevenzione sono incoraggianti, ma le statistiche
ci ricordano che quella contro il cancro sarà una battaglia
ancora lunga. Nei Paesi occidentali il tumore al seno è
ancora la prima causa di morte per le donne dai 35 ai 65 anni
e le stime dell'Oms parlano di 200 mila nuovi casi diagnosticati
in Europa e di 184 mila negli Stati Uniti ogni anno. Mentre
Asia e Africa si contendono il primato dell'incidenza più
bassa, gli epidemiologi, prevedono addirittura un leggero
aumento dell'incidenza nei prossimi 10 – 15 anni nei
Paesi Sviluppati.
In Italia il tumore al seno viene diagnosticato a 33 mila
donne ogni anno ed è responsabile del decesso di almeno
11 mila. L'incidenza e le tecniche variano enormemente da
Nord a Sud. Secondo il Registro Tumori ogni anno questa malattia
colpisce 92 donne su centomila a Torino, 95 a Genova e 99
a Varese mentre a Latina e Ragusa, rispettivamente 52 e 68.
La ragione di questa differenza, che si traduce in un 40%
di probabilità in meno di ammalarsi al Sud, sembra
essere la tendenza a fare più figli.
La prevenzione non è però che una delle gambe
sulle quali cammina, o meglio corre, la battaglia contro il
tumore al seno. "Il futuro delle terapie è verso
una integrazione sempre più stretta tra chirurgia,
radiologia e terapia farmacologia," osserva Alberto Luini,
direttore della divisione di senologia dell'Istituto Europeo
di oncologia di Milano. "I progressi più visibili
sono stati proprio della chirurgia, che è passata da
interventi demolitivi, che prevedono l'asportazione di tutta
la mammella, a tecniche conservative che prevedono la divisione
del seno in quadranti e un intervento locale volto ad asportare
la massa tumorale riducendo l'impatto sui tessuti sani".
La consacrazione della strategia conservativa, iniziata dal
fondatore dell'Ieo Umberto Veronesi negli anni Settanta è
arrivata l'anno scorso su uno studio americano pubblicato
sul "New England Journal of medicine" che ha mostrato
come, a 20 anni di distanza, la sopravvivenza delle pazienti
che avevano ricevuto un intervento conservativo insieme alla
radioterapia, non era diverso da quelle completamente mastectomizzate.
"Oggi otteniamo risultati ancora migliori con la radioterapia
intraoperatoria – spiega Luini – che ci permette
di irraggiare la zona dalla quale abbiamo asportato il tumore
in maniera molto precisa e localizzata riducendo al minimo
le conseguenze per i tessuti circostanti". Una delle
innovazioni più interessanti per il tumore al seno
sono i test genetici che potrebbero presto permettere ai clinici
di somministrare terapie su misura.
Dallo scorso gennaio è disponibile un test genetico
messo a punto dalla californiana Genomic healt inc con un
costo di 3400 dollari, destinato alle donne che non mostrano
tracce del tumore nei linfonodi e nelle quali la crescita
del carcinoma stimolata dalla presenza di estrogeni. In questo
gruppo solo 15 su 100 donne che prendono farmaci antiestrogeni
come la tamoxifene, rischiano di avere una recrudescenza del
tumore dopo la chirurgia. Gli specialisti consigliano perciò
la chemioterapia per abbassare ancora questo numero a 11,
evitando così un tumore ad altre quattro donne.
Il problema è: quale di queste quattro bisogna trattare
e chi sono le 11 per le quali la chemio è utile? Il
test messo a punto dai californiani risponde a questa domanda
esaminando 21 geni chiave in un campione di tumore e assegnando
un punteggio da zero a 100. Più alto è il punteggio
maggiore è il rischio di una ricaduta che non si somministra
con la chemio.
A quattro anni dal completamento della mappatura del menoma
umano, molti altri teste genetici sono in arrivo per dare
indicazioni sempre più precise su chi trattare e con
quali terapie. [Fonte IlSole 24ore
del 21 ottobre 2004]
I fattori di
rischio del tumore al seno:
1. Età avanzata
2. Madre o sorelle con tumore al seno o nelle ovaie
3. Prima gravidanza dopo i 30 anni
4. Precedenti biopsie al seno
5. Menopausa tardiva (dopo i 55 anni)
6. Mestruazioni precoci (prima dei 12 anni)
7. Alcol (due o più bicchieri al giorno)
8. Terapia ormonale sostitutiva contro l'osteoporosi
9. Dieta ricca di grassi animali e povera di frutta e verdura
I fattori protettivi:
1. Prima gravidanza prima dei 20 anni
2. Allattamento al seno
3. Mestruazioni tardive (dopo i 13 anni)
L'innovazione
migliora la qualità degli esami
L'imaging diagnostico è diventato uno strumento
fondamentale per la diagnosi precoce del tumore al seno, ma
l'impiego delle tecniche radiologiche varia enormemente e
oggi invade anche il campo delle terapie. L'esame mammografico
eseguito con raggi X è una componente fondamentale
nella prevenzione dei tumori al seno e ha dimostrato di poter
ridurre la mortalità dal 30 al 50% anche se le linee
guida internazionali non ne raccomandano l'uso prima dei 40
anni.
Fondamentali sono le campagne d'informazione delle donne.
La corretta informazione ed educazione alla diagnosi precoce
si è tradotta in un aumento delle probabilità
di sopravvivenza.
Oggi una donna colpita da carcinoma invasivo ha il 39% di
possibilità in più di sopravvivere rispetto
a 20 anni fa, ma c'è ancora spazio per migliorare.
L'evoluzione tecnologica ha portato alla diffusione di mammografi
digitali in grado di assistere lo specialista nell'esame e
aumentare sia la velocità degli esami che la precisione.
L'arma più efficace contro il cancro potrebbe assomigliare
alla terapia ablativa con radiofrequenze messa a punto da
Steven Curley presso il centro oncologico Md Anderson di Houston,
negli Usa, che si è dimostrato molto efficace nello
"sciogliere" i piccoli tumori del seno nelle donne
più anziane sulle quali non si voleva intervenire chirurgicamente.
Il trattamento, finora testato con successo su una trentina
di pazienti, prevede l'inserimento della mammella di una sonda
radio che viene guidata fino al tumore con degli ultrasuoni.
Una volta in posizione, la sonda attivata emette onde radio
che alzano la temperatura delle cellule tumorali fino a distruggerne
le proteine e causarne la morte. Sono necessari altri studi
per la validazione della terapia, che non sembra comunque
indicata per le pazienti più giovani nelle quali i
tessuti della mammella sono più densi. [Fonte:
IlSole 24ore del 21 ottobre 2004]
Esami per una diagnosi precoce:
18 – 39 anni
Autopalpazione una volta al mese
Ecografia e mammografia su consiglio medico
40 – 49 anni
Autopalpazione una volta al mese
Ecografia e mammografia ogni 1 – 2 anni e su consiglio
medico
50 – 64 anni
Autopalpazione una volta al mese
Ecografia e mammografia ogni 1 – 2 anni e su consiglio
medico
Dopo i 65 anni
Autopalpazione una volta al mese.
Ecografia e mammografia ogni 1 – 2 anni e su consiglio
medico
VEDI ANCHE: Tumori
seno: le cellule impazzite hanno firme genetiche
TUMORI AL SENO: NEWS TOSCANA
La polemica sulla prevenzione
del tumore mammario a Firenze
Medici&Salute ha ricevuto
e pubblica un documento da parte del dott. Alberto Nicolucci
Medico Chirurgo, Specializzato in Radiologia Diagnostica,
nel quale vengono riassunti motivi di critica nei confronti
del della struttura pubblica per la carente gestione della
senologia a Firenze e l'inspiegabile ostracismo nei confronti
delle strutture private:
"Come è noto la prevenzione nell'ambito della
diagnostica del tumore mammario si basa sui seguenti dati
epidemiologici. Con qualche approssimazione, è possibile
calcolare la probabilità di sviluppare un tumore della
mammella nelle diverse fasce d'età. Dai dati del Registro
Tumori Toscano si stima che svilupperanno un tumore della
mammella:
- 1 donna ogni 3700 entro i 30 anni
- 1 ogni 200 prima dei 40 anni
- 1 ogni 50 entro i 50 anni
- 1 ogni 24 antro i 60 anni
- 1 su 15 entro 70 anni di età
- 1 donna su 9 nel corso della vita
Il tumore al seno è quindi il più frequente
tra quelli che colpiscono le donne ma è anche fra quelli
che possono essere diagnosticati precocemente. I programmi
attuali di screening del tumore mammario prevedono l'effettuazione
del solo esame mammografico ogni due anni a compimento del
50esimo anno di età. I rischio di comparsa del tumore
mammario passa da 2 donne su 100 a 4 donne su 100 in circa
un decennio a partire dai 40 anni con andamento progressivo.
La fascia di età tra i 40 e i 50 anni è pertanto
non coperta da nessuna forma di prevenzione a carico del Sistema
Sanitario regionale; le pazienti che si sottopongono volontariamente
ai controlli subiscono tempi di attesa variabili tra gli otto
e i quattordici mesi circa (documentati) poiché non
trovano accoglienza nei centri pubblici già impegnati
nello "screening di massa" né nelle aziende
ospedaliere, come appunto è stato stigmatizzato da
parte dell'Azienda Careggi nei due articoli recentemente comparsi
sulla cronaca fiorentina della "Nazione". In questa
fascia di età è inoltre raccomandata l'esecuzione
integrata della mammografia con l'ecografia mammaria e la
visita senologica comunemente definita dal linguaggio burocratico
come "senologia diagnostica" diversa quindi dallo
"screening di massa" come sopra specificato. Sono
deputati alla senologia diagnostica i "Radiologi Senologi",
quelli cioè che hanno una lunga e chiara esperienza
di questo settore: a Firenze se ne contano una dozzina circa.
Nella Associazione dei Radiologi Italiani, la SIRM che li
raccoglie tutti tra ospedalieri e liberi professionisti è
contemplata, tra le altre, una sezione specifica dedicata
alla Diagnostica Senologica a testimonianza della specificità
delle competenze professionali. Orbene fino a circa due anni
orsono, da dipendente della Azienda Careggi, e in 20 anni
di attività ho contribuito prima a fondare poi a implementare
insieme ai colleghi l'unità di "Diagnostica Senologica
Integrata" della radiologia della maternità, quella
stessa che non riesce più a fornire prestazioni oltre
le proprie capacità umane e professionali di ricezione.Dal
momento della decisione di abbandonare per libera scelta la
struttura pubblica (anno 2002) e di dedicarmi a quella privata
libero-professionale all'interno degli STUDI MICHELANGELO
a Firenze di mia proprietà, conscio della difficoltà
in cui già allora versavano le strutture pubbliche
in materia, forte della mia chiara e inequivocabile esperienza,
(visto che ero apprezzato e riconosciuto da dipendente) ho
più volte fornito alla direzione dell'Azienda Sanitaria
Fiorentina una soluzione (sia pur parziale) indicando la mia
struttura (già autorizzata) quale partner privato e
affidabile cui ricorrere per le evidenti carenze del pubblico.
Ebbene mi sono stati opposti orgogliosi quanto inaccettabili
rifiuti con penosi pretesti quali:” bastiamo a noi stessi;
non ci sono i soldi; senologia = oncologia quindi di dominio
pubblico; stiamo (da oltre due anni!!!) studiando un progetto
analogo con due dottoressine (sic!) e un mammografo. Inutile
sottolineare che i fatti hanno smentito clamorosamente tutto:
non sono in grado di erogare assistenza essendo la domanda
enormemente superiore alla offerta; i soldi ci sono in quanto
la convenzione con la mia struttura risulta a costo zero poichè
trattandosi di pazienti in età lavorativa pagano un
Ticket pari alla metà della somma dovuta a norma di
nomenclatore regionale per le prestazioni di diagnostica strumentale;
il rimanente deriva dai minor costo sostenuto dall'Azienda
Sanitaria in termini di assistenza ai casi di tumori scoperti
in ritardo (chemioterapia, radioterapia, ospedalizzazioni
lunghe, interventi mutilanti e costose ricostruzioni plastiche),
senza pensare che una parte delle pazienti stesse verrebbero
da altre aziende dell'area vasta le quali, tramite compensazioni,
sosterrebbero in proprio le spese. L'assioma senologia = oncologia
è ridicola in enunciato ma poi non potrebbero essere
effettuata neanche una radiografia del torace nel privato
convenzionato al solo sospetto di tumore. Per quanto attiene
al progetto delle dottoressine mi domando come potrebbero
sostituire la mia ventennale esperienza e quali sarebbero
realmente i costi di impianto e gestione (sappiamo dell'alta
inefficienza e inefficacia del pubblico). [Fonte:
Dr Alberto Nicolucci, Medico Chirurgo specializzato in Radiologia
Diagnostica, 1 ottobre 2004]
Mammografie: nessun allarme,
garantito il servizio a Careggi
"La Direzione aziendale al fine di dissipare, nei cittadini,
qualsiasi nascente e ingiustificato allarme sulla qualità
e sulle modalità dell'assistenza senologica fornita
dalle proprie strutture, a conferma di quanto già espresso
in precedenti comunicati ribadisce quanto segue:
Nell'anno 2002 è stato scorporato dall'azienda Careggi
il Centro Studi e Prevenzione Oncologica. Da quella data i
ca. 160 addetti che lo componevano, conducono l'attività
di diagnosi e prevenzione, assicurando alti livelli qualitativi,
organizzati in un istituto autonomo pur mantenendo le finalità
originarie. L'attività di Careggi, da quella data e
per quanto riguarda l'attività senologica, è
rivolta alla diagnosi e cura di pazienti che presentano sintomatologia
oncologica accertata o da approfondire. Le prestazioni urgenti
di competenza di Careggi sono erogate garantendo tempi di
attesa non superiori ai 7 giorni. Le attività diagnostiche
inserite negli screening o fuori da essi ma in assenza di
sintomatologia oncologica (genericamente dette di primo livello)
non rientrano nei compiti attribuiti a Careggi ma sono di
competenza di altri soggetti della rete oncologica di area
vasta (CSPO e ASL). Careggi ha mantenuto e continuerà
a mantenere una quota minimale di attività di primo
livello con fini didattici (che peraltro possono essere svolti
anche in altre strutture) e ad esaurimento delle proprie capacità
marginali di erogazione. Al fine di evitare ulteriori malintesi,
che possono disorientare l'utenza, l'accesso a queste prestazioni
avverrà attraverso le agende del CSPO e della ASL di
Firenze inserite nel CUP metropolitano, e saranno utilizzate
a completamento della loro offerta e su loro invio. L'Istituto
Toscano Tumori, cui la Regione Toscana ha attribuito il compito
di coordinare la rete oncologica regionale, ha in corso un'attività
di analisi e valutazione dell'intero sistema. Careggi contribuisce
con i propri professionisti e responsabili a questa attività
e, se necessario, adeguerà la propria organizzazione
agli indirizzi di programmazione che ne scaturiranno."
[Fonte: Ufficio Stampa A.O. Careggi, 5 ottobre 2004]
Alle Scotte di Siena attivato
un ambulatorio di Chirurgia Ricostruttiva Mammaria
Il Policlinico Santa Maria
alle Scotte è ancora più vicino alle donne che
hanno effettuato una ricostruzione del seno e che vogliono
stare attente al loro stato di salute. È stato attivato,
infatti, presso la Struttura Complessa di Chirurgia Plastica,
un ambulatorio di Chirurgia Ricostruttiva Mammaria e di Controllo
di Protesi Mammarie. "La nuova struttura – spiega
il professor Carlo D'Aniello, direttore della Chirurgia Plastica
– intende offrire un servizio di consulenza ed assistenza
alla risoluzione di tutte le problematiche derivanti dalla
ricostruzione mammaria". Inoltre, aggiunge il professor
D'Aniello, "nella struttura si potrà effettuare
il controllo periodico delle pazienti con dispositivi protesici
mammari già impiantati, non solo per motivi di salute
ma anche per motivi estetici". Si tratta quindi di uno
strumento in più che l'Azienda Ospedaliera Universitaria
Senese mette a disposizione di tutte quelle donne che, dopo
un intervento al seno, vogliono continuare a prendersi
cura del proprio corpo. L'ambulatorio è attivo il martedì
mattina dalle 9 alle 13. Le prenotazioni per le visite e le
consulenze possono essere effettuate telefonando dal lunedì
al venerdì, dalle 9 alle 13 alla segreteria della Struttura
Complessa di Chirurgia Plastica, al numero 0577.585158. [Fonte:
Ufficio Stampa AO Siena, 20 ottobre 2004]
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