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Curare il disturbo ossessivo-compulsivo:
alle Scotte di Siena un'équipe specializzata


Siena 22 settembre 2003 - "Non riuscire più a distinguere ciò che è possibile da ciò che è probabile". Così il professor Paolo Castrogiovanni, direttore della U.O.C. di Psichiatria del policlinico Le Scotte, descrive sinteticamente il disturbo ossessivo-compulsivo, in passato noto anche come "follia del dubbio".

"I pazienti colpiti da questa patologia - spiega il professore - sono continuamente assaliti dal dubbio di aver messo in atto dei comportamenti che potrebbero avere delle conseguenze catastrofiche. Pur riconoscendo le loro preoccupazioni come irrealistiche non riescono a liberarsi dal dubbio di aver fatto le cose nel 'modo giusto'".

Il Gruppo per la Diagnosi e la Cura del disturbo ossessivo-compulsivo, attivo presso l'unità di Psichiatria, si occupa del trattamento di questa patologia che ha un'incidenza molto elevata. "Colpisce il 2-3% della popolazione - continua Castrogiovanni - in genere in età giovanile, i primi sintomi compaiono già nell'infanzia. Le cause sono molto varie e di difficile definizione: sicuramente c'è una componente genetica, poi i motivi scatenanti possono essere eventi di vita anche banali".

Il disturbo è caratterizzato da pensieri, immagini o impulsi ricorrenti - le ossessioni - che creano ansia e costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali, le compulsioni appunto. "Gli ossessivi-compulsivi - dice il professore - si distinguono principalmente in due categorie: gli washers che hanno la fobia dello sporco, la paura di contaminare se stessi e gli altri e quindi lavano ripetutamente e in modo particolareggiato le mani, il corpo, i vestiti, gli oggetti personali ed evitano luoghi ritenuti contaminati, e i checkers che tendono a controllare in modo protratto e ripetuto di aver messo in atto certi comportamenti, come chiudere il gas o spegnere le luci, al fine di evitare gravi disgrazie o incidenti".

Chi è affetto da questo disturbo reagisce all'ansia con una sterminata serie di "evitamenti" di tutte quelle situazioni che innescano i pensieri ossessivi, nel tentativo di controllarli e non essere quindi costretto a fare i rituali. "Il disturbo - spiega Castrogiovanni - viene curato principalmente con una terapia farmacologica che agisce sul livello di serotonina. Può essere utile anche un affiancamento di tipo psicoterapeutico. Si è infatti osservato che unendo i due trattamenti si riduce il rischio di ricadute una volta terminata la cura".