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Sabato 22 e domenica 23 novembre
si sono svolte anche in Toscana le due giornate antidiabete.
Nella nostra regione oltre 100.000 diabetici non sanno di
esserlo
Firenze
27 novembre 2003 - Sono circa 210.000 i toscani affetti da
diabete, ma la metà di loro non sa di esserlo. E' il
dato emerso nel corso delle due giornate nazionali antidiabete,
che in Toscana hanno interessato diciassette piazze: sabato
22 a Pisa, Firenze, Grosseto, Massa e Cozzile, Piombino, Prato,
Massa, Viareggio, Volterra, Empoli, Montepulciano e domenica
23 a Montecatini, Montevarchi, Pistoia, Sansepolcro e Cecina.
Le giornate del diabete quest'anno sono state dedicate al
diabete e ai reni e si propongono di diffondere tra i cittadini
la cultura della prevenzione, tanto che sarà possibile
farsi gratuitamente l'analisi della glicemia (il livello di
zucchero nel sangue) direttamente in piazza, con una semplice
puntura su un dito, e riempire un questionario che rivela
quanto si è a rischio di contrarre la malattia.
Si tratta di una patologia che a lungo andare danneggia occhi,
reni, arterie, nervi e cuore, e le complicanze possono portare
alla cecità (2% dei casi), all'insufficienza renale
(nel 40% dei casi di diabete insulino dipendente), all'ictus
e all'infarto.
"In Toscana - dice l'assessore regionale al diritto alla
salute, Enrico Rossi - sono circa 105.000 i cittadini in cura
presso i servizi di diabetologia che si trovano in ogni Asl.
Li abbiamo esentati dal pagamento di una serie di prestazioni
ed esami che servono a tenere sotto controllo la loro malattia,
ma altrettanti sono quelli che, pur essendolo, non sanno di
essere diabetici".
E la malattia è in notevole espansione: si stima che
ogni anno colpisca in Toscana 4.000 cittadini e 100.000 in
Italia e che incida sul totale della spesa sanitaria per il
7-10%. "Colpa - spiega l'assessore Rossi - di stili di
vita e comportamenti alimentari sbagliati sui quali stiamo
cercando di incidere, anche con campagne di comunicazione
come quella rivolta ai bambini. Basterebbe seguire la regola
delle 4 M, cioè mangiare al minimo e muoversi al massimo,
per scongiurare questo pericolo".
La
Toscana, regione leader per ciò che riguarda la cura
del diabete, ha previsto che siano i medici di base ad inviare
i pazienti a rischio presso i servizi diabetologici. Viene
dichiarato diabetico ed esentato dal pagamento dei medicinali,
delle strisce reattive per misurare la glicemia e di numerosi
esami diagnostici, chi per due volte consecutive viene trovato
con un tasso glicemico a digiuno superiore a 126 milligrammi
per decilitro, oppure con un indice superiore a 200 misurato
casualmente nel corso della giornata.
I diabetici vengono controllati ogni 3 mesi, se insulino dipendenti,
mentre se hanno un diabete di tipo 2 (tenuto sotto controllo
con farmaci orali) sono verificati annualmente. Il centro
regionale di riferimento per il diabete in età evolutiva
è l'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, mentre per
quello degli adulti è presso l'Azienda ospedaliera
pisana. Sono tre i centri toscani (su 12 in Italia) che hanno
ottenuto l'accreditamento di eccellenza: si tratta di quelli
di Livorno, Pescia e della Versilia, mentre quelli di Prato
e di Grosseto hanno ottenuto l'accreditamento sperimentale.
L'obesità (la metà degli obesi soffre di diabete)
e la sedentarietà, oltre all'ereditarietà, rappresentano
i maggiori fattori di rischio per una malattia i cui casi
negli ultimi 18 anni sono più che quintuplicati nel
mondo, passando dai 30 ai 170 milioni.
[fonte: Ufficio Stampa Regione Toscana]
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