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Presentate a Pisa le ultime scoperte nella diagnosi precoce contro il Morbo di Parkinson

Pisa 28 settembre - I massimi esponenti italiani ed internazionali nello studio e nella ricerca delle Neuroscienze, si sono riuniti nella tre giorni congressuale (26–28 settembre) promossa dalla SINS (Società Italiana di Neuroscienze) per comunicare le più recenti ed innovative scoperte sull'attività cerebrale e delineare i possibili scenari futuri.

Sotto la presidenza dei Proff. Giovanni Umberto Corsini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Pisa, e Giuseppe Maffei, direttore dell'Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa e con la collaborazione del Laboratorio di Neurobiologia della Scuola Normale Superiore, sono state selezionate le tematiche di maggiore attualità quali le malattie neuro-degenerative, cui corrisponde una scarsissima capacità d'intervento terapeutico.

La risposta della comunità scientifica si è espressa nello straordinario impulso che hanno ricevuto le Neuroscienze in questi anni, anche per merito delle nuove conoscenze nei meccanismi della funzione cerebrale e nello sviluppo di strumenti di indagine sempre più potenti. Tali conoscenze sono cruciali per l'approfondimento diagnostico e farmacoterapico, finalizzato a contrastare le patologie del sistema nervoso, promuovendo il miglioramento della qualità di vità, la diminuzione dei costi economici e sociali derivanti dalle neuropatologie e lo sviluppo dell’impresa biotecnologia.

In particolare il Morbo di Parkinson è una malattia cronica, a carattere neurodegenerativo, a lenta progressione che rappresenta una delle cause più comuni di disabilità. I disturbi sono rappresentati da rigidità articolare, bradicinesia (movimenti rallentati), tremori diffusi ed instabilità posturale. Ogni giorno in Italia, vengono diagnosticati 30 nuovi casi. Complessivamente, nel nostro Paese sono 500mila i soggetti affetti da questa patologia. Un terzo, la sviluppa intorno ai quarant'anni - (la prevalenza media nella popolazione mondiale è dell'1% sopra i 55 anni di età).

Nonostante il rischio di sviluppare la malattia aumenti col crescere dell'età, in costante ed allarmante incremento sono le forme ad esordio giovanile.
La malattia di Parkinson è dovuta alla degenerazione delle cellule di un piccolo nucleo mesencefalico, la sostanza nera, il cui mediatore chimico è la dopamina, che svolge un ruolo di modulazione sulla corteccia cerebrale in particolare su funzioni di programmazione ed esecuzione dei movimenti.
La causa di tale degenerazione non è ancora nota, sebbene oggi si ritenga che l’origine sia multifattoriale, derivante cioè dal concorso di una predisposizione genetica e dell’esposizione a fattori ambientali, che includono tra gli altri pesticidi, idrocarburi alifatici, agenti infettivi, farmaci, e sostanze da abuso.

Studi compiuti all'Università di Pisa confermano che derivati delle amfetamine e L'ECSTASY producono lesioni irreversibili dei nuclei contenenti cellule dopaminergiche.

La diagnosi è prevalentemente clinica. Tuttavia spesso sorgono problemi di differenziazione nei confronti di altri disturbi simili, ma che non sono dovuti alla degenerazione del sistema dopaminergico nigrale e che pertanto richiedono trattamenti differenti, come il tremore essenziale che spesso, ma non esclusivamente si osserva in età senile, le forme di parkinsonismo su base vascolare, forme di parkinsonismo da farmaci, ed altre condizioni a carattere genetico.

Il DATSCAN
Un deciso avanzamento nella accuratezza e precocità della diagnosi è rappresentato dall'impiego di una tecnica di medicina nucleare, il DATSCAN con il quale si effettua una tomografia ad emissione di singolo fotone (SPECT) con un tracciante radioattivo che si lega ad una molecola situata sul terminale della cellula dopaminergica e deputata al recupero all'interno delle cellula stessa della dopamina non utilizzata dopo il rilascio. Tale metodica da circa due anni è disponibile anche in Italia. Pisa rappresenta con oltre trecento esami effettuati il centro di riferimento nazionale, (strutture analoghe sono adesso operative a Napoli e Milano). Si tratta di un esame a carico del SSN, non invasivo nè fastidioso per il paziente, della durata complessiva di 40 minuti circa.

L'utilità del DATSCAN non è limitata alla diagnosi; infatti, ripetendolo è possibile valutare la progressione di malattia. Un particolare significativo se, in futuro, verrano sviluppati farmaci ad azione neuroprotettiva. Il DATSCAN è soprattutto in grado di rivelare soggetti a rischio elevato di sviluppare la malattia, a causa di esposizione a pesticidi o farmaci o abuso di droghe o per predisposizione familiare, prima che compaiano i sintomi. I disturbi clinici fanno la loro comparsa quando almeno il 50% delle cellule dopaminergiche della sostanza nera sono degenerate, per cui è facile immaginare che ci sia una lunga fase pre-clinica che un semplice esame può rivelare con implicazioni anche di carattere socio-sanitario.