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Progetto VEdeTTE, pubblicati i risultati dello studio per verificare l'efficacia degli interventi per le tossicodipendenze

Roma. In occasione della Conferenza internazionale "Prove di efficacia dei trattamenti per la tossicodipendenza: proposta per un'agenda di ricerca", tenutasi presso l'Istituto Superiore di Sanità, sono stati presentati i risultati dello studio VEdeTTE (Valutazione dell'Efficacia dei Trattamenti per la Tossicodipendenza da Eroina), la prima indagine condotta su un campione di soggetti dipendenti da eroina, per valutare l'efficacia delle diverse tipologie di interventi offerti dai Servizi pubblici per le Tossicodipendenze (SerT).

La ricerca (finanziata dal Ministero della Salute e coordinata dal Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME di Roma e dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università di Torino) ha coinvolto circa 200 SerT di 13 regioni italiane, interessando un campione di oltre dodicimila persone dipendenti da eroina, che si sono rivolte ai servizi nel periodo compreso tra settembre 1998 e marzo 2001.

Dallo studio è emerso che dei nuovi utenti (tra cui moltissimi giovani) il 36% viene trattato con metadone a dosi scalari, il 26% riceve un trattamento di mantenimento con metadone, mentre il 4% ricorre alla Comunità terapeutica. Rispetto ai soggetti già in trattamento all'inizio della ricerca, il 47% ha ricevuto terapia di mantenimento con metadone, il 12% metadone a dosi scalari, mentre l’8% è stato inviato in Comunità.

Per quanto riguarda il fenomeno dell'abbandono delle terapie con metadone, la ricerca ha evidenziato che un dosaggio superiore ai 60 mg/giorno, integrato ad un intervento di tipo psico-sociale, raddoppiano la ritenzione in trattamento.

Per la Comunità Terapeutica, invece, favoriscono la ritenzione elementi quali l'età superiore ai 25 anni, un titolo di studio elevato, un dipendenza moderata.

Infine, per quanto attiene alla mortalità, lo studio indica che, confrontando il tasso di mortalità del campione (oggetto della indagine) e quello della popolazione generale della stessa età, è stato rilevato un rischio di morte sette volte maggiore tra i maschi e ben ventitre volte tra le donne.

I risultati dell'indagine forniscono un prezioso strumento per gli operatori sanitari del settore, finalizzato alla realizzazione di interventi mirati a seconda delle diverse caratteristiche dei pazienti.

[Fonte www.ministerosalute.it]