Andropausa, quel calo di desiderio senza un perché
In Italia ogni anno centomila
uomini in andropausa devono affrontare il calo di desiderio
sessuale
Pisa,
8 marzo - "Parlare di andropausa nel giorno della Festa
della Donna non è anacronistico, perchè ogni
anno sono circa centomila gli italiani di sesso maschile,
che cominciano a rendersi conto come, nel proprio fisico,
qualcosa non sia più uguale a prima." Lo spiega
a chiare lettere Antonella Bertozzi, Direttore della Sezione
di Andrologia e Terapia Innovativa all'Azienda Ospedaliera
Universitaria Pisana.
"Non è solo un problema di capacità sessuali,
ma un insieme di sintomi che, mascherati da uno stato depressivo,
evidenziano una ridotta reazione allo stress ed un calo del
desiderio sessuale. Una condizione che non sfugge alla partner
e che può innescare mutamenti negativi nel rapporto
di coppia. Da qui l'importanza di parlarne proprio oggi."
"A differenza della donna, dove un problema di salute
viene affrontato in media in tre settimane con un consulto
ginecologico - precisa il medico pisano - l'uomo impiega circa
tre anni per parlarne al medico di fiducia ed ancor più
all'andrologo, figura in crescita d'immagine ma non ancora
in modo sufficiente per quanto necessiti".
"L'elemento nuovo, nella
diagnosi precoce dell'andropausa - precisa Antonella Bertozzi
che a Pisa sta conducendo studi clinici in proposito - è
il testosterone, l'ormone maschile per eccellenza, spia dello
stato di benessere generale della persona. Il progressivo,
ma non assoluto, calo legato all'età incide negativamente
sul tono dell'umore e la comparsa di uno stato depressivo.
Riflessi si hanno anche sulla mineralizzazione dell'osso,
sulla funzionalità di muscoli ed attività cerebrale.
Da qui la necessità di consulti periodici con il medico
di famiglia e l'andrologo per un'eventuale terapia sostituiva
tenendo conto il "no" se i globuli rossi siano superiori
alla norma, la prostata sia aumentata di volume, ci sia obesità
e russamento nel sonno".
Lo stesso dicasi per i casi d'involuzione senile. Eppure non
è solo l'età ad abbassarne i livelli. L'uso
continuato di certi psicofarmaci, il ricorso allo spinello,
lo stato depressivo profondo ed il protratto stress psico-fisico
sono ulteriori elementi valutativi. Nella donna, in particolare,
l'attività motoria eleva le endorfine ovvero gli oppioidi,
con possibile scomparsa del flusso mestruale. Usando testosterone
sintetico per aumentare la massa muscolare, si può
indurre una riduzione nella produttività cerebrale
dell'ormone, con progressiva diminuzione volumetrica dei testicoli.
Quali esami eseguire
Prostata
e tiroide sono i principali organi da verificare. Per la prima,
occorre ricercare il valore dell'enzima PSA nel sangue (due
volte l'anno) ed eseguire l'ecografia trans-rettale (annuale).
Indispensabile è il dosaggio del testosterone anche
nelle urine, ogni 12 mesi e la visita uro-andrologica. Ma
per essere ancora più sicuri, va determinato LH, l'ormone
del tetsicolo deputato a produrre il testosterone), assieme
agli estrogeni (se alterati lederebbero la funzione del fegato).
Lo stesso vale per la prolattina, il cui aumento sarebbe elemento
capace di inibire l'attività sessule (non esclusa è
l'azione di taluni psicofarmaci). Poi c'è la tiroide.
Ricerca, dunque, di FT3, FT4 e TSH. Per le surrenali, il cortisolo
e l'ACTH. Essenziale è il livello del nitrossido d'azoto.
Prodotto dalle cellule dell'organismo, si tratta di un gas
in grado di avere azione sul meccanismo erettivo perché
vasodilatante sui tessuti adibiti al rilassamento delle cellule
muscolari lisce.
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