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Bisogna cambiare la legge sulla
fecondazione assistita
Lo afferma CittadinanzaAttiva
che sostiene che non basta il regolamento per cambiare la
sostanza della legge. Intanto è finito il lavoro in
Commissione che nei prossimi giorni trasmetterà le
modifiche della legge al Consiglio Superiore di Sanità
Roma,
8 giugno 2004 Nessun obbligo di impiantare un embrione
con anomalie e possibilità di congelare un embrione
in vista di un futuro impianto se ne sono stati ottenuti tre.
Sono queste le principali aperture previste dalle linee guida
sulla fecondazione assistita, che nei prossimi giorni saranno
trasmesse al Consiglio Superiore di Sanità. La commissione
di esperti incaricata dal ministero della Salute di redigerle
ha concluso oggi il suo lavoro, ha detto uno dei componenti,
il genetista Bruno Dallapiccola. "E' stato fatto il miglior
lavoro che si potesse fare - ha osservato - nel regolamentare
una legge con aspetti poco chiari. Il risultato di tre mesi
di lavoro è molto soddisfacente. Naturalmente non si
poteva cambiare la legge, ma renderla operativa al meglio".
"Bisogna cambiare la legge sulla procreazione assistita":
lo sostiene invece Cittadinanzattiva, sottolineando che "non
basta un regolamento per cambiare la sostanza" del provvedimento
e che e' "necessario intervenire almeno su tre punti".
"E' necessario creare un fronte comune per modificare
la legge e per questo CittadinanzAttiva - sottolinea l'associazione
- ha deciso di dare il proprio sostegno ad un eventuale referendum
che punti all'abrogazione della norma in almeno tre punti,
particolarmente lesivi dei diritti dei cittadini". La
prima disposizione da cambiare, secondo CittadinanzAttiva,
"riguarda il divieto di fare ricerca sulle cellule staminali.
Si tratta di una norma assurda - afferma l'organizzazione
- contro la quale si sono schierate la gran parte delle associazioni
dei malati cronici, che nutrono molte speranze di guarigione
proprio attraverso tale tipo di ricerca".
La seconda norma "da abrogare" concerne la diagnosi
preimpianto sugli ovuli. Allo stato attuale, infatti, una
coppia che rischia di dare alla luce un figlio portatore di
talassemia, fibrosi cistica o sieropositivo, sottolinea CittadinanzAttiva,
non può di fatto utilizzare le tecniche di procreazione
assistita. Il terzo aspetto attiene alla limitazione del numero
di ovuli da impiantare. Con il numero previsto di tre, rileva
l'associazione, "è complicato per una donna non
più giovanissima restare incinta. La conseguenza è
che, per sperare di avere un figlio, una donna si deve sottoporre
più volte ai medesimi trattamenti, assumendo dosaggi
elevati di ormoni e sottostando a procedure di preparazione
pesanti e dolorose". Si tratta di tre questioni che hanno
come "base comune - conclude Cittadinanzattiva - la volontà
di impegnarsi per avere un paese più civile, con uno
Stato laico e con una politica più attenta ai diritti
dei cittadini."
Le aperture previste renderebbero più applicabile la
legge, soprattutto quelle relative alla possibilità
di non impiantare gli ovociti fecondati in modo anomalo e
alla possibilità, per la donna, di chiedere che siano
impiantati solo due su tre, per congelare il terzo in vista
di un successivo impianto. "Se queste aperture saranno
confermate, si sarà fatto qualcosa per rendere più
applicabile una legge altrimenti inapplicabile", ha rilevato
il presidente della rete dei centri italiani per la fecondazione
assistita Cecos Italia, Andrea Borini.
Tra i grandi problemi ancora aperti, sul quale potrebbe forse
intervenire il documento allo studio della commissione di
esperti incaricata dal ministero della Salute, Borini indica
quello del congelamento dell'ovocita fecondato, ma nel quale
non è ancora avvenuta la fusione dei due patrimoni
genetici (ootide). "Al momento - ha osservato - resta
il grande problema di non poter congelare gli ootidi".
Se le linee guida dovessero ammettere questa possibilità,
ha osservato, "ciò porterebbe la legge ad essere
un po' meno restrittiva".
Nel frattempo dopo il no della legge alla fecondazione eterologa
sono già cominciati i viaggi all'estero di molte coppie.
"Potrebbero essere fra 5.000 e 6.000 quelle che dovranno
andare fuori Italia", ha rilevato Borini. Vanno soprattutto
in Spagna e in Grecia: sono questi, fra i Paesi più
vicini, quelli in cui è possibile affrontare un intervento
di fecondazione eterologa. La Svizzera non ammette infatti
l'ovodonazione e la legge francese attualmente rende possibile
la fecondazione eterologa solo per le donne francesi. "L'eterologa
- ha proseguito Borini - è uno dei punti su cui fare
battaglia per modificare la legge". Una proposta, secondo
il presidente dei Cecos Italia, potrebbe essere nello stabilire,
per la fecondazione eterologa, un percorso simile a quello
oggi in atto per le adozioni.
"Stabilire
un percorso nel quale le coppie si assumano le loro responsabilità
nell'affrontare l'intervento - ha osservato - potrebbe essere
una buona strada per dare dignità alla fecondazione
eterologa". Anche secondo l'esperta di fecondazione assistita,
Elisabetta Chelo, le aperture previste nelle linee guida potrebbero
essere "correttivi di situazioni eclatantemente ingiuste
e conflittuali con diritti costituiti e norme esistenti".
Ad esempio, ha osservato, "l'obbligo di impiantare embrioni
che ad una prima osservazione presentano anomalie costituisce
la violazione di un diritto". Quelli anticipati oggi
sulla stampa potrebbero quindi essere, secondo Elisabetta
Chelo, "correttivi parziali di ciò che esponeva
la legge a incostituzionalita"'.
L'esperta rileva inoltre che "è stato rimandato
il problema del congelamento degli ovociti fecondati, una
possibilità che aprirebbe uno scenario interessante".
Le modifiche introdotte dalle linee guida, quindi, "correggono
il tiro", ma restano aperti ancora tanti problemi. Non
ultimo, osserva, la possibilità di utilizzare gli embrioni
congelati e abbandonati per fare ricerca sulle cellule staminali.
Attualmente, ha detto, si preclude la possibilità di
"utilizzare materiale che potenzialmente potrebbe far
fare passi da gigante alla ricerca".
[fonte: ANSA]
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