|
Sono 250 mila i malati di Parkinson
in Italia
Medici&Salute ha seguito
il IV Congresso Congresso Nazionale Parkinson Italia che si
è svolto il 23/24 aprile a Viareggio
Viareggio,
24 aprile 2004 - Promosso dalla Clinica Neurologica dell'Università
di Pisa, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Lucca e
dalla Ausl 12 Viareggio, in collaborazione con le Associazioni
"Parkinson Italia" e "LIMPE", il IV Congresso
Nazionale Parkinson Italia si è svolto al Centro Congressi
"Principe di Piemonte" di Viareggio (LU). Questo
importante evento ha offerto spazi significativi ai pazienti
e familiari che attraverso la testimonianza delle loro esperienze
hanno consentito di approfondire nuove richieste finalizzate,
oltre che al sostegno medico scientifico ed approccio diagnostico,
anche al miglioramento dello stile di vita per i tanti pazienti
affetti da questa patologia invalidante.
A tal fine, tra le altre iniziative, sono state programmate
alcune sessioni dimostrative di Biodanza. Alle terapie olistiche
e ai loro benefici effetti è stato poi dedicato un
significativo spazio di relazione/dibattito, al quale per
la prima volta in Italia, hanno preso parte anche illustri
clinici coordinati dal Prof. Ubaldo Bonuccelli dell'Università
di Pisa, quale presidente del Congresso. Tra i molteplici
temi trattati (nuove terapie farmacologiche, problematiche
sessuali, aspetti cognitivi e psichiatrici, nuovi progetti
di sostegno, etc..) il tentativo è stato quello di
approfondire quello della diagnostica (che dall'inizio
del terzo millennio ha permesso di individuare l'insorgere
della patologia in individui sempre più giovani) e
delle eventuali nuove cause scatenanti.
"Non lasciateci soli",
gridano i 250mila malati di Parkinson italiani
"I medici ci segnano le
cure, ma poi le Istituzioni ci abbandonano". A sostenerlo
a gran voce sono stati i rappresentanti dei 250mila parkinsoniani
in Italia, riuniti a congresso a Viareggio. "Ci sentiamo
soli e l'unico nostro sostegno è rappresentato dalle
famiglie, ma in questa solitudine è come se la malattia
ci avesse colpito un'altra volta. Siamo all'ultima spiaggia
e quello che ci addolora è la beffa oltre il danno".
Importanti
novità sono emerse in tema di terapia non farmacologica.
Sono oltre cento, infatti, i malati di Parkinson che lo scorso
anno hanno avuto giovamento dalla stimolazione elettrica cerebrale
per contrastare uno dei disturbi più importanti, il
tremore. Il vantaggio si concretizza in un miglioramento del
sintomo per circa sei ore in più ogni giorno e per
dodici mesi dopo l'impianto sottocutaneo di uno specifico
neurostimolatore che va ad agire nelle parti malate del cervello.
Indirettamente - si è detto ancora nella manifestazione
versiliese presieduta dal Prof. Ubaldo Bonuccelli dell'Università
di Pisa - ciò consente una riduzione significativa
nel dosaggio della Levodopa, il farmaco basilare contro la
malattia. A differenza degli interventi chirurgici di asportazione
di peculiare aree cerebrali, la tecnica di neurostimolozione
- già in uso da circa 10 anni con oltre mille casi
in Italia e 20mila nel mondo - risulta completamente reversibile
senza causare lesioni o danni al tessuto cerebrale.
Parkinson: un paziente su tre ricorre alle terapie alternative
Yoga, Biodanza e Pranoterapia
migliorano l'effetto delle cure farmacologiche nei pazienti
colpiti dalla malattia di Parkinson (250mila casi in Italia).
E' un dato nuovo e significativo se si pensa alla drammatica
cronicità dei disturbi, alla quantità di medicina
da assumere (3-4 tipi diversi per 20-25 compresse in media
al giorno) e la progressiva riduzione della loro efficacia.
Da qui il ruolo del Congresso Nazionale in corso a Viareggio,
organizzato dalle associazione dei pazienti (Parkinson Italia
e LIMPE), per confrontare concretamente, per la prima volta
in assoluto nel nostro Paese, i positivi riscontri delle terapie
alternative. "Un terzo di questi pazienti ha spiegato
il presidente del congresso, Prof. Ubaldo Bonuccelli dell'Università
di Pisa ricorre a cure alternative perché sfiduciato
dei risultati altalenanti di quelle pur indispensabili tradizionali".
"Un
confronto quindi a 360° - ha aggiunto Bonuccelli nell'ambito
della manifestazione promossa dalla Regione Toscana, dall'Ateneo
Pisano e dall'Azienda Sanitaria Locale Versilia - che si imponeva
da tempo per mettere ordine e chiarezza nella materia. Bisogna
trovare però - ha precisato il docente - metodologie
di valutazione obiettiva di queste terapie alternative, troppo
spesso purtroppo assunte senza dichiararlo. E' un sommerso
che deve emergere - ha stigmatizzato Bonuccelli- perché
il primo maestro dei medici è il paziente stesso. Crediamo
a quello che dice ma anche noi avvertiamo il bisogno di un
confronto a tutto campo".
"I dati preliminari - ha concluso Bonuccelli - indicano
un risultato positivo e confortante anche se non è
da escludere un effetto placebo o di suggestione psicologica.
Da parte della medicina ufficiale il futuro sinergico deve
dimostrarsi più aperto e qui, come in altri campi della
medicina, noi tutti dobbiamo essere mentalmente e culturalmente
più flessibili".
Parkinson, nuovo farmaco
gratuito verrà sperimentato in Toscana
Si chiama Entacapone, ed è
la molecola che potrebbe risultare di grande utilità
nella cura del Parkinson. Un farmaco nuovo, che solo in Italia
è ancora senza rimborso. La Regione Toscana sarà
la prima a sperimentare l'utilizzazione di questo farmaco
su un campione di pazienti individuati da un apposito studio
osservazionale che verrà affidato alla Commissione
terapeutica regionale. 500 mila euro è la spesa che
si accollerà il Servizio sanitario regionale.
Lo ha annunciato l'assessore regionale per il diritto alla
salute Enrico Rossi nel corso del IV congresso nazionale di
Parkinson Italia in corso a Viareggio. "Sebbene in Toscana,
in questi anni, si siano fatti passi importanti in materia
di prevenzione, cura e assistenza ha detto l'assessore
Rossi - dobbiamo rimboccarci le maniche per cercare di concretizzare
il più possibile le linee di indirizzo fissate dal
Piano sanitario Regionale. Ce
lo impone la grande rilevanza che assume anche nella nostra
realtà questa patologia, di cui si stima soffrano oltre
10.000 persone, così come le altre patologie legate
prevalentemente alla popolazione anziana".
"Non a caso alle patologie neurologiche, di cui le più
gravi e diffuse sono appunto il Parkinson, l'Alzheimer, la
sclerosi multipla, il Piano sanitario dedica una delle 'azioni
programmate' con l'obiettivo di assicurare la diffusione
e il coordinamento dei centri di diagnosi e cura, garantire
la conoscenza di linee guida appropriate e condivise, attivare
processi formativi coordinati, costruire un percorso di riabilitazione
finalizzato al recupero e al mantenimento della persona colpita,
sviluppare la ricerca. Il tutto coinvolgendo sia nella fase
progettuale sia nella fase operativa il terzo settore e le
associazioni di malati e dei loro familiari".
"In Toscana ha concluso l'assessore Rossi
si stima che nel 2005 saranno oltre 800.000 i cittadini
ultra 65enni. Circa 86.000 persone si troveranno nella necessità
di ricevere un aiuto saltuario per svolgere alcune attività,
61.000 dovranno essere aiutate quotidianamente, da 22.000
a 28.000 avranno necessità di una assistenza costante.
La prevenzione della disabilità (e sappiamo che il
Parkinson è una delle cause più frequenti di
perdita dell'autosufficienza) è dunque una sfida centrale
della nostra politica sanitaria".
Parkinson: contro il tremore,
la stimolazione elettrica cerebrale
Sono oltre cento i malati di
Parkinson in Italia che lo scorso anno hanno avuto giovamento
dalla stimolazione elettrica cerebrale per contrastare uno
dei disturbi più importanti, il tremore. Se ne è
parlato a Viareggio nella giornata conclusiva del IV Congresso
Nazionale "Parkinson Italia", promosso dalla Regione
Toscana, dall'Università di Pisa, dalla Provincia di
Lucca e dall'AUSL Versilia, assieme alla Lega Italiana
Malattia di Parkinson e Parkinson Italia. Il
vantaggio terapeutico si concretizza in un miglioramento del
sintomo per circa sei ore in più ogni giorno e per
dodici mesi dopo l'impianto sottocutaneo di uno specifico
neurostimolatore che va ad agire nelle parti malate del cervello.
Indirettamente - si è detto ancora - ciò consente
alcuna riduzione significativa nel dosaggio della Levodopa,
il farmaco basilare contro la malattia.
A differenza degli interventi chirurgici di asportazione di
peculiare aree cerebrali, la tecnica di neurostimolozione
- già in uso da circa 10 anni con oltre mille casi
in Italia e 20mila nel mondo - risulta completamente reversibile
senza causare lesioni o danni al tessuto cerebrale. Altro
argomento significativo del congresso è stata l'esperienza
di pazienti sull'impiego complementare di Yoga, Biodanza e
Pranoterapia. Terapie alternative che migliorano migliorano
l'effetto delle cure farmacologiche. E' un dato nuovo
e significativo - ha precisato il Prof. Ubaldo Bonuccelli,
presidente del congresso - se si pensa alla drammatica cronicità
dei disturbi, alla quantità di medicina da assumere
(3-4 tipi diversi per 20 25 compresse in media al giorno)
e la progressiva riduzione della loro efficacia.
"Un terzo di questi pazienti ha spiegato- ricorre
a cure alternative perché sfiduciato dai risultati
altalenanti di quelle pur indispensabili tradizionali. Bisogna
trovare però - ha precisato il docente - metodologie
di valutazione obiettiva di queste terapie alternative, troppo
spesso purtroppo assunte senza dichiararlo. E' un sommerso
che deve emergere - ha stigmatizzato Bonuccelli - perché
il primo maestro dei medici è il paziente stesso. Crediamo
a quello che dice ma anche noi avvertiamo il bisogno di un
confronto a tutto campo".
"I dati preliminari - ha concluso Bonuccelli - indicano
un risultato positivo e confortante anche se non è
da escludere un effetto placebo o di suggestione psicologica.
Da parte della medicina ufficiale il futuro sinergico deve
dimostrarsi più aperto e qui, come in altri campi della
medicina, noi tutti dobbiamo essere mentalmente e culturalmente
più flessibili.
Al termine della manifestazione i rappresentanti delle Associazioni
dei pazienti hanno voluto sottolineare il profondo disagio
individuale delle famiglie davanti alle gravi carenze assistenziali
in cui sono costretti a sopravvivere.
Epidemiologia
La prevalenza della malattia
di Parkinson nelle varie popolazioni esaminate risulta estremamente
varia con differenze anche di 10 volte tra i tassi più
bassi ed i tassi più alti, variando tra 31.4 e 328/100.000
abitanti. Anche in Italia è riportata una estrema variabilità
di risultati con prevalenze tra 65,6 e 185 per gli studi che
hanno utilizzato metodologie indirette e 257/ 100.000 abitanti
nell'unico studio porta a porta effettuato in Sicilia
. In particolare le prevalenze risultano nettamente inferiori
in Asia (7-13),in Africa (10-14) ed in Sardegna (11). Il
confronto, fra gli studi, tuttavia non è agevole per
i differenti approcci di rilevamento e per i differenti criteri
diagnostici utilizzati. Pochi studi hanno utilizzato la metodologia
di indagine di tipo porta a porta, che consente di ottenere
informazioni epidemiologiche dirette e complete, con pochi
rischi di distorsione da selezione.
In questo ambito si inserisce lo studio effettuato in tre
comunità siciliane (Terrasini, Riposto e Santa Teresa
di Riva) che ha utilizzato uno strumento di indagine di tipo
porta a porta strutturato in 2 successive fasi di indagine
In questa ricerca, la prevalenza cruda per 100.000 abitanti
è risultata pari a 257. I tassi di prevalenza sono
risultati aumentare progressivamente con l'aumentare
dell'età; non sono state evidenziate differenze significative
di prevalenza tra i 2 sessi. Le prevalenze ottenute in questo
studio erano nettamente superiori a quelle riportate precedentemente
in Italia; l'interpretazione di tali risultati è possibile
sulla base del particolare approccio metodologico utilizzato
che ha permesso di identificare quasi il 35% di casi di nuova
diagnosi che sicuramente sarebbero sfuggiti ad un'indagine
epidemiologica fondata su metodologie di rilevamento di tipo
indiretto.
Incidenza
L'incidenza esprime il numero di nuovi casi che si verificano
nell'arco di una determinata unità di tempo e in una
determinata popolazione. Di solito si utilizza come unità
di tempo la durata di un intero anno per cui l'incidenza viene
indicata come il numero di pazienti che vengono diagnosticati
in quel determinato anno. La popolazione per convenzione viene
indicata in 100.000 abitanti in maniera tale da ottenere un
tasso di incidenza confrontabile tra i vari studi. Per la
MP, a differenza di altre patologie il cui esordio può
essere collocato con precisione in un determinato momento,
si impone di considerare il giorno di incidenza con quello
in cui viene posta la diagnosi clinica. Ciò è
comprensibile se si fa riferimento all'esordio subdolo e sfuggente
che tipicamente caratterizza la patologia in oggetto. Infatti,
spesso, tra l'esordio della sintomatologia e la diagnosi clinica
vi è un intervallo di tempo variabile tra 6 e 18 mesi.
nei tassi di incidenza negli studi a tutt'oggi eseguiti.
Gli studi di incidenza sono meno numerosi rispetto a quelli
di prevalenza e sono stati prevalentemente effettuati in paesi
industrializzati con tassi variabili tra 4,9 e 23,8 /100.000
abitanti. Anche in questo caso la notevole differenza tra
il valore più alto e quello più basso può
dipendere dalle differenti metodologie epidemiologiche (criteri
diagnostici utizzati; fonte di arruolamento dei casi: popolazione,
archivi dei medici di famiglia, archivi ospedalieri etc;)
utilizzate. I tassi di incidenza sono bassi prima dei 50 anni
e raggiungono valori più elevati nelle classi di età
tra 70 e 79 anni. I casi di parkinsonismo giovanile sono rappresentati
tra 1% e 18,5%.Negli ultimi 60 anni i tassi di incidenza si
sono mantenuti praticamente stabili.
Mortalità e sopravvivenza
Così come per il tasso
di incidenza anche per quello di mortalità è
sempre opportuno considerare i dati con il beneficio dell'inventario.
Infatti, in era pre-dopa, alcuni studi clinici riportavano
una ridotta sopravvivenza nei soggetti affetti da MP rispetto
alla popolazione generale. Dopo l'introduzione della L-dopa
e fino alla metà degli anni '80, invece, si è
assistito ad una inversione di tendenza con numerosi studi
clinici che riportavano una sopravvivenza sovrapponibile alla
popolazione generale tranne uno studio che invece riportava
una ridotta sopravvivenza nei parkinsoniani rispetto alla
popolazione generale. Dopo tale epoca, invece, gli studi di
popolazione che hanno un migliore grado di accuratezza, ribadivano
una ridotta sopravvivenza dei parkinsoniani rispetto alla
popolazione generale.
La redazione di Medici&Salute
ringrazia per la collaborazione
Archimedia di PIsa e GianUgo Berti
|