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Infibulazione in Toscana: polemiche
e precisazioni
Si scatenano le polemiche e le
prese di posizione contro la cosiddetta "infibulazione
soft" proposta a Careggi
Firenze
22 gennaio - Ha oramai assunto carattere nazionale il dibattito
intorno alla cosiddetta infibulazione alternativa o soft,
proposta dal dottor Omar Abdulkadir, dirigente dell'unico
centro di riferimento regionale per la prevenzione e la cura
delle mutilazioni genitali femminili di Careggi e da 20 anni
impegnato nella prevenzione dell'infibulazione. Carattere
nazionale e opposizione trasversale, vista l'unità
delle vedute delle donne di ambedue gli schieramenti politici,
espressa oggi anche dalle rappresentanti della Commissione
Pari Opportunità in Consiglio regionale e dagli interventi
dell'Ordine dei Medici e della Regione Toscana.
In una nota invece l'Ordine dei Medici di Firenze precisa
la sua posizione. La Direzione Sanitaria dell'Ospedale
di Santa Maria Annunziata, su richiesta del Comitato Etico
Locale, ha investito l'Ordine del problema della liceità
per i medici di partecipare a pratiche di infibulazione simbolica.
L'Ordine ha richiesto il parere della Commissione regionale
di Bioetica ed ha, con lettera, comunicato alla Direzione
Generale della ASL di essere in attesa di tale parere. A quanto
risulta, la Commissione regionale di Bioetica ha insediato
un'apposita commissione per approfondire gli aspetti
etici e giuridici del problema. Ad oggi questo è lo
stato delle cose, per cui risulta evidente che l'Ordine
non ha avanzato alcuna proposta, ma si è limitato ad
investire doverosamente del problema la Commissione regionale
di Bioetica, in considerazione del fatto che la problematica
riguarda aspetti non soltanto deontologici. E' altresì
evidente, da un punto di vista deontologico, che la discussione
si situa tra due valori, quello di diffondere una cultura
che comunque rifugge da qualsivoglia rituale lesivo per la
persona e quello della riduzione del danno che
privilegia temporaneamente, di fronte a fatti inevitabili,
il male minore. L'Ordine dei Medici di Firenze si augura
che questa discussione, che va ben al di là delle mere
competenze deontologiche, prosegua civilmente e responsabilmente.
Anche
la Regione Toscana entra nella discussione: In Toscana
non si fa alcuna mutilazione genitale ma siamo consapevoli
della molta sofferenza, spresso ignorata, che c'è
intorno a queste pratiche. Secondo l'Organizzazione mondiale
della sanità sono almeno 135 milioni le ragazze e le
bambine che hanno subito mutilazioni sessuali e in Italia
si calcola che siano 4-5 mila le bambine a rischio ogni anno.
E' questo il primo pensiero dell'assessore regionale
al diritto alla salute Enrico Rossi sul problema delle mutilazioni
genitali femminili, in cui ormai si imbattono di frequente
gli operatori del servizio sanitario pubblico, nel momento
in cui una proposta del Centro di riferimento regionale dell'Ospedale
di Careggi sta suscitando reazioni a catena. Una proposta
che, in sintesi, è tesa a sostituire le mutilazioni
rituali (clitoridectomia, escissione della clitoride e delle
piccole labbra, infibulazione) con una alternativa del tutto
simbolica e non cruenta.
"Penso che una discussione su questo tema sia opportuna
continua Enrico Rossi Per primi in Toscana abbiamo
avviato presso l'Ospedale di Careggi, con risultati rapidamente
positivi e importanti, una esperienza qualificata per la prevenzione
e la cura delle mutilazioni genitali femminili, per aiutare
e sostenere le donne che hanno subito queste pratiche e ne
soffrono quotidianamente le conseguenze. Nelle intenzioni
del Centro la proposta ha come obiettivo proprio quello di
prevenire e evitare il ricorso a pratiche di mutilazione sulle
bambine, a cui molte famiglie purtroppo ricorrono ancora,
trasferendo le piccole nei paesi di origine proprio a questo
scopo. Abbiamo
ritenuto giusto sottoporla al vaglio della Commissione bioetica
e della Federazione dell'Ordine dei medici, per la valutazione
di tutti gli aspetti etici, giuridici e deontologici che porta
con sé. Al di là delle valutazioni tecniche
ben venga un dibattito che coinvolga tutta la società
civile e soprattutto le donne. Non abbiamo preconcetti, non
ci appoggiamo a ideologie e non temiamo, anzi affrontiamo
e teniamo vivo il confronto a tutto campo.
Quanto alle caratteristiche della pratica simbolica proposta
l'assessore Rossi aggiunge: I tecnici che l'hanno
formulata affermano che non si tratta di una mutilazione e
che sarebbe sostanzialmente indolore. Ma si tratta di
una pratica sanitaria? Alcuni dicono che non può
considerarsi tale risponde Enrico Rossi Così
come, d'altra parte, non lo sono i piercing o i tatuaggi
a cui molti ragazzi, anche minorenni, si sottopongono con
il consenso o addirittura accompagnati dai genitori. E'
più invasiva, mi sembra, la circoncisione rituale praticata
negli Ospedali, e non solo in Toscana, a carico del Servizio
sanitario nazionale. Ciò detto penso che in tutto questo
permanga un dato negativo: tutto sommato anche una pratica
alterativa rischia di perpetuare, anche se in forma sostanzialmente
diversa, un rito oppressivo e violento nei confronti delle
donne. Sarabbe forse interessante studiare una proposta con
un carattere assolutamente simbolico. Questa, se discussa
e accettata, potrebbe dare un contributo ad affrontare un
fenomeno che difficilmente si può pensare di risolvere
esclusivamente con divieti penali. Ma proprio per questo è
bene discutere.
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