medici & salute  - l'informazione medica in Toscana - direttore: Fabrizio Lucarini - webmaster: Maddalena Delli
 

Trapianti di cellule staminali: Siena diventa Centro Trapiantologico Nazionale
Questo risultato grazie al bilancio di 22 allotrapianti negli ultimi due anni di attività, 16 dei quali effettuati nel corso del 2003, e l'accreditamento da parte del Gitmo

Siena, 20 febbraio 2004 - Questo è il bilancio dell'attività che ha consentito all'U.O. Ematologia e Trapianti, diretta dal professor Francesco Lauria, di realizzare un importante obiettivo: l'accreditamento da parte del GITMO, Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo, cioè il riconoscimento della struttura come Centro Trapiantologico Nazionale, abilitato ad effettuare anche trapianti con donatori da registro. "E' un importante traguardo - afferma il professor Lauria - poiché, nei casi in cui non sia disponibile un donatore consanguineo, ci consente di effettuare direttamente il trapianto allogenico con donatori iscritti nel registro internazionale, senza che il paziente sia costretto a rivolgersi ad un altro Centro Trapianti."

L'allotrapianto è una manovra terapeutica che consiste nel prelevare le cellule staminali emopoietiche da un donatore sano, generalmente un fratello o un donatore volontario, e infonderle in un paziente affetto da tumore. Tecnicamente le cellule staminali emopoietiche vengono raccolte dal sangue periferico mediante un separatore cellulare o dal midollo osseo mediante aspirazioni multiple effettuate in anestesia generale. "Dopo questa fase – aggiunge il professor Lauria - che prevede la collaborazione dei colleghi del Centro Trasfusionale, le cellule staminali vengono congelate in laboratorio e, al momento del trapianto, dopo che il paziente è stato adeguatamente preparato, vengono scongelate e infuse come avviene per una trasfusione". La tecnica dell'allotrapianto ha dimostrato la sua efficacia nella cura delle malattie neoplastiche quali le leucemie acute e croniche, i linfomi, il mieloma e anche in alcuni tumori solidi.

Un aspetto molto importante è l'età del paziente che, di norma, non deve superare i 50-55 anni. Tuttavia, in alcuni casi, impiegando trapianti cosiddetti non-mieloablativi, cioè a ridotta intensità, è stato possibile estendere la procedura anche a soggetti con età più avanzata, oltre 65 anni. "Inoltre, in collaborazione con i colleghi pediatri – conclude Lauria - abbiamo iniziato l'attività trapiantologica anche in pazienti in età pediatrica, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente le possibilità di guarigione delle leucemie e delle neoplasie pediatriche.


[Fonte Ufficio Stampa A.O Le Scotte Siena]