Il
glaucoma
Nel nostro paese circa cinquecentomila
persone soffrono di glaucoma, una malattia che, secondo recenti
ricerche, risulta sconosciuta al 90% della popolazione. Lo chiamano
"ladro silenzioso della vista" perché può
manifestarsi all'improvviso, e in assenza di cure adeguate,
può portare alla cecità. Il glaucoma è
una malattia che non colpisce solo le persone più anziane.
Secondo una ricerca promossa dalla Società Oftalmologia
Italiana e realizzata dalla Swg, risulta che un malato su tre
ha meno di 54 anni.
è che il glaucoma è il responsabile di circa il
15 % dei casi di cecità. Sono dati che illustrano bene
il quadro epidemiologico di questa malattia che colpisce il
nervo ottico.
Il
dott. Silvio Zuccarini, medico oculista del Centro Life Cronos
di Prato, ci illustra le cause di questa patologia. "Sappiamo
che una delle cause scatenanti di questa patologia è
l'elevata pressione dell'occhio, ma sappiamo che ci
sono molti fattori di rischio che concorrono al determinarsi
del glaucoma come l'ereditarietà, l'elevata
miopia, la pressione minima particolarmente bassa, l'età,
fattori cardiovascolari e non ultimi, fattori genetici".
Il dott. Roberto Volpe, sempre del Centro Specialistico di Microchirurgia
Life Cronos di Prato, ci spiega come si effettua una diagnosi
della malattia.
"La cosa più importante è quella di effettuare
una misurazione della pressione oculare, e oggi questo tipo
di analisi viene praticata con molta esattezza grazie ad alcuni
strumenti molto sofisticati. Inoltre dobbiamo anche valutare
il campo visivo e questo si può misurare con il computer.
E'
importante comunque ricordare conclude Volpe - che come
ogni altra patologia, la prevenzione è sempre l'arma
migliore e le visite periodiche dall'oculista, soprattutto dopo
i 40 anni, aiutano a prevenire danni visivi". Per quanto
riguarda i trattamenti oggi il glaucoma può essere combattuto
con varie terapie. In particolare gli sforzi dei ricercatori
ultimamente sono concentrati sulla cura dell'unico fattore
di rischio controllabile: la pressione interna dell'occhio cercando
di riportarla entro valori normali (dagli 11 ai 21 mm di Hg),
attraverso semplici colliri o l'utilizzo di laser o, nei
casi più gravi, attraverso l'intervento chirurgico.
Il cheratocono
Il termine "cheratocono" è formato da due
parole greche: KERATO=CORNEA e KONOS=CONO. Cheratocono vuol
dire quindi "cornea conica", ed è una condizione
nella quale la cornea ha perso la sua forma sferica normale
e presenta una deformazione a forma di cono che compromette
la nitidezza della visione. Questa malattia della cornea è
progressiva, generalmente lenta, e può fermarsi ad
uno dei quattro stadi che viene abitualmente classificata.
Quando
il cheratocono progredisce,la cornea si deforma e in prossimità
del rigonfiamento si assottiglia,diventando irregolare può
portare alla formazione di piccole pieghe e di cicatrici in
seguito.
Non è una malattia molto comune, ma nemmeno rara, colpisce
generalmente soggetti giovani in pubertà e sino ai
20 anni di età. Solitamente il primo occhio ad essere
colpito subisce una evoluzione più veloce, registrando
un difetto visivo maggiore, l'altro occhio può anche
non presentare un cheratocono con la stessa evoluzione restando
ad uno stadio inferiore.
Sono state attribuite diverse cause all'insorgenza di questa
malattia: di origine ereditaria o genetica, a causa di alterazioni
metaboliche dell'organismo che alterano il tessuto corneale.
Molti ricercatori riferiscono che le cause possono essere
di origine ereditaria o genetica evidenziando l'alterazione
di alcune fibre che compongono il tessuto della cornea.
I sintomi
I sintomi del cheratocono sono rappresentati dallo sfuocamento
della visione e da una riduzione della qualità della
vista. In pratica il paziente vede meno e male.
La diagnosi
Il
dott. Pietro Melani del Centro Specialistico di Microchirurgia
Life Cronos ci spiega come si effettua la diagnosi del cheratocono.
Lo strumento che viene più usato è la
mappa corneale computerizzata. Si tratta di uno strumento
gestito da un computer che proietta degli anelli sulla superficie
corneale e analizza l'immagine riflessa. In questo modo
si può sia diagnosticare la malattia che monitorare
lo stato della stessa permettendo di seguire nel tempo il
suo decorso. Questo ci consente conclude il dott. Melani
di scegliere i presidi terapeutici adeguati.
Le terapie
Questa malattia si presenta in quattro stadi di evoluzione.
Sempre il dott. Pietro Melani ci spiega le terapie che vengono
utilizzate dall'oculista.
Nel
primo stadio siamo davanti ad una leggera deformazione della
cornea e quindi è sufficiente un paio di occhiali per
correggere la deformità della vista. Per il secondo
e terzo stadio siamo davanti ad una deformazione più
pronunciata; gli occhiali non sono più sufficienti
e c'è bisogno di ricorrere a lenti a contatto
oppure a interventi chirurgici meno invasivi come
la cheratoplastica lamellare dove le lamelle superficiali
malate della cornea vengono sostituite oppure si interviene
con l'inserzione degli anelli intrastromali,
elementi di materiale sintetico che regolarizzano la superficie
della cornea e correggono così il difetto visivo. Nel
quarto stadio racconta il dott. Melani siamo
all'evoluzione finale della malattia e l'unica terapia
efficace è il trapianto di cornea.Attualmente
la ricerca su nuove tecnologie di costruzione di lenti a contatto
ha fatto un grande passo avanti grazie appunto all'aiuto dei
topografi . Si è infatti potuto portare un innovazione
alla ricerca di geometrie della superfice posteriore della
lente, quella che appoggia sulla cornea, per rendere confortevole
il porto della lente. Non dobbiamo dimenticarci che c'è
sempre un periodo di adattamento che varia da soggetto a soggetto
e che deve essere supportato sempre da una grande motivazione
del paziente. L'importante è anche l'assistenza che
il contattologo deve prestare come garanzia alla integrità
della salute del paziente e il paziente deve seguire scrupolosamente
le indicazioni del contattologo.
Questo riduce i rischi di patologie che possono compromettere
il porto delle lenti a contatto, che per chi è affetto
da cheratocono può essere estremamente debilitante.
La chirurgia oculistica ambulatoriale
La chirurgia oculistica è
tra quelle che meglio si presta per gli interventi di tipo
ambulatoriale. Questa disciplina medica infatti è stata
una delle prime ad attuare gli interventi in regime ambulatoriale
e oggi quasi tutte le malattie dell'occhio si possono
curare in questo modo.
Il prof. Marco Borgioli, Direttore dell'Unità
Operativa Oculistica dell'ospedale Torrette di Ancona
ci spiega nel dettaglio quali sono le patologie che si possono
risolvere con la chirurgia ambulatoriale.
Queste tecniche rappresentano ci dice il prof.
Borgioli un indubbio vantaggio per i pazienti che possono
essere operati in regime diurno e quindi tornare a casa subito
dopo l'operazione e hanno la possibilità di una
riabilitazione più rapida. Ci sono ovviamente da seguire
alcune indicazioni come quella di seguire con attenzione la
terapia prescritta a domicilio. Il recente sviluppo
della chirurgia oculistica ambulatoriale è anche dovuto
ai grandi progressi che si sono avuti negli ultimi anni per
quanto riguarda le tecniche di anestesia.
La chirurgia refrattiva
Oggi con la chirurgia refrattiva si possono correggere qualsiasi
tipo di vizi di refrazione della vista come la miopia, ipermetropia
e l'astigmatismo.
Il dott. Walter Capobianco, Direttore Sanitario del Centro
Specialistico di Microchirurgia Life Cronos di Prato, ci spiega
i vantaggi e le controindicazioni per questo trattamento oculistico
che può aiutarci sul lavoro e l'attività
sportiva.
"Per
quanto riguarda il trattamento della chirurgia refrattiva
con il laser ad eccimeri spiega il dott. Walter Capobianco
-, si tratta di una chirurgia semplice ma non banale. E'
importante, infatti, per avere un buon risultato finale, fare
una buona e approfondita visita oculistica pre-operatoria
durante la quale dobbiamo selezionare i pazienti e scartare
coloro che non hanno le condizioni ideali per sottoporsi a
questo trattamento. Per esempio precisa le persone
con una cornea molto sottile non possono essere sottoposte
al trattamento con il laser ad eccimeri.
Però se il paziente ha tutti i requisiti e se l'oculista
usa laser d'ultima generazione, non andiamo incontro
a nessuna complicanza come l'abbagliamento notturno o
il glade. Nella selezione del paziente è anche importante
l'uso dei trattamenti personalizzati che c'escludono
queste complicazioni. Rispettando queste condizioni, fare
trattamenti di chirurgia rifrattiva è d'estrema
sicurezza.
Infine aggiunge Capobianco se lo stato della
cornea non ci permette l'intervento con il laser possiamo
ricorrere a nuove tecniche. Una di queste è l'applicazione
di una lente intraoculare; una piccola lente al silicone che
è posta dietro l'iride e davanti al cristallino
senza toccarlo. Questo sistema ci permette di correggere miope
ipermetropie con ottimi risultati; sempre ovviamente
conclude il dott. Walter Capobianco che il paziente
possegga le condizioni anatomiche per mettere le lenti".
Hanno collaborato a questa puntata di Medici&Salute:
il sito www.dada.it/eyeweb/
il dott. Walter Capobianco
Direttore Sanitario del Centro Specialistico di microchirurgia
Life Cronos
Viale della Repubblica, 227, Prato
tel 0574.583833 fax 0574.571754
e-mail: lifecronos@lifecronos.it
www.lifecronos.it/
il dott. Pietro Melani. medico oculista
il dott. Roberto Volpe, medico oculista
il dott. Silvio Zuccarini, medico oculista
il prof. Marco Borgioli, Direttore Unità
Oculistica, Ospedale Torrette, Ancona,
Segretario Nazionale Società Italiana Traumatologia
Oculare,
Vicepresidente del Gruppo Italiano di Chirurgia Vitroretinic
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